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Vittime dello stop al Superbonus in piazza a Roma: forse al Senato uno spiraglio per una sanatoria? – Extra – Martedì 2 luglio 2024

Si può rischiare di perdere tutto – un’azienda, il proprio posto di lavoro o addirittura la propria casa – solo per essersi fidati di una legge dello Stato e per averla rispettata scrupolosamente? Il buon senso suggerirebbe di rispondere negativamente ma noi siamo in Italia e, quindi, la rispostà è: . Il più incredibile dei paradossi, quanto meno in uno stato di diritto, è il calvario che sta capitando alle imprese e alle famiglie che hanno aderito al Superbonus 110% varato nel periodo più drammatico della pandemia per stimolare dopo il lockdown la ripresa del settore edile, motore trainante dell’economia italiana.

Oggi centinaia di imprenditori provenienti da tutta Italia hanno deciso di manifestare a Roma, a piazza Bocca della Verità, per far sentire la propria voce: è l’atto di protesta di chi negli ultimi anni rispettando le regole ha eseguito i lavori di ristrutturazione, sostenendo spese per l’acquisto del materiale ma anche pagando la manodopera e poi all’ultimo momento hanno perso la possibilità di monetizzare i propri crediti fiscali per la decisione del Governo Meloni di cambiare le regole del gioco. Ma soprattutto è il gesto di rabbia di quanti, in questi mesi, oltre a chiedere il rispetto dei diritti di ogni cittadino hanno proposto al Ministero dell’Economia diverse soluzioni alternative per una soluzione al problema che contenesse l’impatto economico sui conti pubblici nazionali ricevendo in cambio soltanto promesse e rassicurazioni.

In questa puntata di Extra, il programma di approfondimento quotidiano condotto da Claudio Micalizio, insieme al vicepresidente di Federedilizia Domenico Passarella facciamo il punto sulla protesta con un’importante novità perché, dopo l’annuncio della mobilitazione, qualcosa sembra muoversi a livello politico: nel pomeriggio al Senato c’è stato un incontro con alcuni esponenti del centrodestra che avrebbero dato la disponibilità ad un intervento che possa sanare almeno in parte le conseguenze dello stop su aziende e famiglie.

La vicenda politica è nota: lanciato dal governo Conte, il provvedimento non è mai piaciuto alle forze politiche del centrodestra che hanno sempre criticato la percentuale di rimborso prevista sin dall’inizio (il famigerato 110%) che l’allora presidente del consiglio, leader del Movimento 5 Stelle, aveva sempre promosso come la possibilità di “avviare i cantieri di ristrutturazione avendo la certezza di non dover pagare nulla, perché ci avrebbe pensato lo Stato”. In realtà, precisiamolo subito, nessuno regalava nulla: i lavori sarebbero stati effettuati ma, con un meccanismo fiscale in uso da decenni in molti paesi occidentali, i costi di manodopera e materiale sarebbero stati alla fine rimborsati agli imprenditori direttamente dallo Stato attraverso la formula del credito di imposta che però gli imprenditori avrebbero potuto monetizzare anticipatamente ricorrendo alle banche e pagando loro una percentuale per il servizio.

Il meccanismo aveva da subito sollevato delle perplessità sull’impatto per i conti pubblici nazionali ma nessuno, dal 2020 ad oggi, ha mai voluto cambiarlo nonostante i governi che si sono succeduti abbiano modificato la legge sul Superbonus per ben 38 volte: non la cambiò Conte ma soprattutto non lo fece Draghi (nel cui mandato si è regitrato il maggior numero di modifiche alla norma) e non lo ha fatto Meloni, anche perché il centrodestra aveva da subito scelto di trasformare il provvedimento in un comodo bersaglio per la campagna elettoriale del 2022.

Il più acceso detrattore della norma è stato proprio il ministro dell’economia Giorgetti che infatti, dopo aver lanciato una vera e propria crociata contro il bonus edilizio e chi ne ha usufruito, poche settimane fa ha varato il decreto finale che rappresenta una vera e propria pietra tombale. Ma, così facendo, il Governo di fatto condanna alla rovina quelle imprese e quelle famiglie che in questi anni avevano aderito al provvedimento, eseguendo i lavori con la certezza che sarebbero stati pagati con il meccanismo fiscale e che ora si ritrovano in mezzo al guado: un po’ quello che accadde, nel 2012, agli esodati della legge Fornero quando il governo Monti decise di cambiare repentinamente i criteri di pensionamento spiazzando quei lavoratori che avevano già lasciato il lavoro perché avevano maturato i precedenti requisiti. E anche questo è un bel paradosso: proprio la Lega che per decenni, con Salvini, ha attaccato l’ex ministro del Welfare per aver sacrificato decine di migliaia di lavoratori e pensionati italiani soltanto per far quadrare i conti, ora con lo stop al Superbonus rischia a sua volta di lasciare affogare decine di migliaia di aziende e di famiglie colpevoli solo di aver rispettato una legge dello Stato.

 

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