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Non solo Roma – Puntata di Giovedì 13 Giugno 2024

Non solo Roma con Elisa Mariani – Puntata di Giovedì 13 Giugno 2024

Piazza Pia, cantiere fermato per reperti antichi: qual è la procedura da seguire i questi casi?

Ospite in collegamento dott. Angelo Bugatti – architetto

La Capitale torna a stupirci con le sue inestimabili bellezze sotterranee. Nel cantiere di Piazza Pia sono stati trovati alcuni mosaici antichi pavimentali durante gli scavi per il sottopasso.

Ora si presenta un rischio concreto: la conclusione dei lavori nel cantiere simbolo del Giubileo 2025, fissata per l’8 dicembre 2024, potrebbe slittare. L’obiettivo da raggiungere è la pedonalizzazione dell’area e la creazione del sottopasso per l’inizio dell’Anno Santo, ma evidentemente non si era calcolato il ritrovamento di reperti storico-artistici nella zona.

Siamo nella zona dei celebri Horti imperiali, che il poeta Lucrezio definì «le tranquille dimore degli Dei»: qui sono emerse ampie zone di mosaici romani, cinque ambienti di notevoli dimensioni e vasche a struttura circolare di una «fullonica» (un impianto per il lavaggio delle vesti).

Il cantiere è stato per il momento chiuso solo in parte per le indagini di archeologi e tecnici e le decisioni spettano al sindaco Roberto Gualtieri, al ministro della Cultura e alla Soprintendenza. L’ipotesi più probabile per la sorte del cantiere, per il quale sono stati investiti 71 milioni, è che i reperti vengano «delocalizzati».

Per realizzare l’opera pubblica bisognerà scendere altri otto metri e spostando i mosaici potrebbero esserci altre scoperte archeologiche come accadde a luglio scorso quando nella vicina via della Conciliazione (San Pietro) si trovarono, sotto un edificio del 1500, i resti del Tetro di Nerone.

Tutto pronto per il “Roma Pride 2024”: appuntamento per il 15 giugno

Ospite in collegamento Mario Colamarino, presidente “Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli” e portavoce “Roma Pride 2024”

Manca pochissimo all’evento più colorato e irriverente, potremmo dire, della Capitale: il Roma Pride 2024. La parata annuale quest’anno raggiungere l’incredibile traguardo della 30esima edizione. La manifestazione è dedicata alla rivendicazione dell’orgoglio LGBTQIA+ e alla promozione e alla tutela dei diritti delle persone appartenenti a tale comunità.

Rispetto agli anni precedenti però, il percorso sarà leggermente diverso, visto che l’arrivo non sarà a Piazza San Giovanni, bensì a Via delle Terme di Caracalla. Tanti i punti di Roma che si toccheranno tra cui Piazza della Repubblica, Piazza Santa Maria Maggiore, Piazza del Colosseo.

“Siamo in un periodo difficile dal punto di vista politico e storico – ha detto Mario Colamarino – dunque la nostra manifestazione quest’anno ha un valore maggiore.

Abbiamo tantissima strada da fare ancora, soprattutto sul versante dei diritti: vogliamo continuare a batterci per le adozioni, per le famiglie arcobaleno, per i matrimoni egualitari. L’Italia è ancora indietro rispetto alle altre Capitali europee, dobbiamo lottare”.

Leggi anche: Roma, ‘treno arcobaleno’ sulla Metro A. Pro Vita Famiglia: “Gualtieri chiarisca il costo”

Il (trauma del) primo amore non si scorda mai

Ospite in collegamento Cinzia Giorgio, direttrice di “Pink Magazine Italia

Perché il primo amore non si scorda mai? Prima di tutto perché è l’insieme di tante “prime volte”: il primo bacio, il primo rapporto intimo (non sempre ma spesso è così), le prime bugie raccontate in famiglia per rubare tempo da dedicare all’amato. E non ultimo, il primo dolore, quando la storia finisce.

In altre parole, il primo amore, bello o brutto che sia, resta impresso nella nostra memoria. La scienza lo conferma, parlando niente meno che di un vero e proprio trauma.

Uno studio della Stony Brook University di New York ha scoperto che la prima volta che si prova un sentimento amoroso si attivano i circuiti neuronali dell’ansia, innescando un meccanismo simile a quello provocato da un trauma.

Ai volontari che si sono sottoposti alle prove sono state mostrate foto di persone con cui avevano avuto una relazione. E quando veniva mostrata loro la diapositiva del primo amore si attivavano le stesse aree del cervello che regolano i meccanismi delle dipendenze.

Il primo incontro con l’amore avviene solitamente in adolescenza, un momento della vita di ognuno di noi non adatto a farci intrecciare con una persona un rapporto a lungo termine. Pare infatti che prima dei vent’anni il cervello sia ancora in crescita, in fase di sperimentazione anche sentimentale. La ricerca ha prodotto risultati identici anche nel Regno Unito e in Cina. Tutto il mondo è paese.

Dell’amore e dei suoi ricordi è il primo bacio ad avere la meglio sulle altre immagini che stazionano nel nostro cervello. Per alcuni il primo bacio è abbastanza traumatico, ma comunque irripetibile.

Per sua natura, abbiamo visto, il primo amore non è quello della vita. A volte non è così, magari i due si sposano, ma per la maggior parte di noi, quell’amore resta un ricordo. Di solito è uno dei due a troncare. Talvolta per cause esterne al proprio volere, come un cambio di città, per esempio. Oppure la fine delle vacanze.

La fine del primo amore per il nostro cervello è un vero e proprio lutto, anche quando il sentimento era platonico e univoco. Le fasi per superare questo choc sono le medesime che si affrontano da adulti: elaborazione, accettazione e guarigione. Ma si tratta della prima volta, quindi sarà, ahimè, indimenticabile.

Pensiamo a quanto abbiamo sofferto noi, prima di prendere in giro magari un ragazzo o una ragazza che piangono disperati per la fine di un amore estivo.

La lotta delle donne continua a suon di pennellate

La lotta delle donne nella cultura. Oggi il politicamente corretto si applica dappertutto anche nelle denominazioni di professioni per distinguere la donna dall’uomo. Se per certi versi, a volte, diventa un’esagerazione, dall’altro lato, questo è sintomo di una visione diversa della donna, vista come capace di fare tutto e molto altro. Se questo pare un’ovvietà, facendo un viaggio indietro nel tempo, le cose sono molto diverse, o meglio, lo erano.

Nell’immaginario antico e quello iconografico dell’arte, la figura femminile era sempre associata alla fecondità e e questo contribuì a creare un mondo mistico attorno a lei. Ma, l’analisi della ricerca in materia mostra infatti che la condizione femminile è stata quasi sempre caratterizzata da assenza, esclusione e da uno stato di inferiorità sia sul piano sociale che politico e giuridico.

La giustificazione è stata legata principalmente ad una presunta inferiorità fisica. Emerge l’immagine di una donna che via via è una presenza priva di rilievo, oggetto, schiava, domestica, casalinga, regina, eroina. E comunque sempre avvolta in un alone di mistero.

Se sfogliamo libri di storia o di letteratura, è impossibile non notare la sovrabbondanza di nomi maschili e dei rarissimi nomi femminili che sono ricordati per aver dato importanti contributi alla cultura. Questo perchè all’uomo venivano riconosciute qualità negate, invece, alla donna.

La donna è stata, per secoli, ingabbiata all’interno di discriminazioni, costrizioni, leggi patriarcali e molto altro. Eppure oggi, la donna mostra ben altro e non ha nulla da invidiare all’uomo, se non al massimo la forza fisica.

Tutto questo deriva da un contesto storico, culturale e ambientale che, fortunatamente, si è evoluto nel tempo dando il giusto spazio alle donne. Nell’oscurantismo socio-culturale del mondo antico, tad esempio, non mancano tuttavia elementi che offrono un ritratto diverso della figura femminile,  vista come creatura dotata di un intelletto, di un cuore e virtù pari a quelli degli uomini.

Soprattutto in alcuni scrittori cristiani dei primi secoli, acquista luce e spessore storico una variegata presenza femminile. Una delle prime figure, però, che ha pagato caro il prezzo di essere donna e dotata di un intelletto di grande valore fu Ipazia, famosa matematica e filosofa dell’antica Grecia.

Fu assassinata, brutalmente, per invidia e gelosia e, sicuramente, il suo essere donna fu un aggravante per la sua posizione di persona di libero pensiero. Ipazia, pertanto, è considerata una vittima del fanatismo religioso, dei giochi di potere e una martire del pensiero scientifico.

Se invece facciamo un salto temporale molto grande e andiamo oltre il Rinascimento, possiamo citare la pittrice Artemisia Gentileschi, figlia di Orazio Gentileschi, il quale era un grande amico di Caravaggio. Artemisia, per buona parte della sua vita ha dovuto lottare contro i pregiudizi e le umiliazioni, per il solo fatto di essere una donna in un modo prevalentemente maschile, quello dell’arte.

Violentata dal pittore Agostino Tassi, amico del padre, ha dovuto affrontare il giudizio della gente pur essendo la vittima ma, con grande tenacia, è andata avanti dimostrando, seppur molto tardi, le sue grandi qualità di pittrice influenzata dallo stile di Caravaggio. Oggi, le sue opere, sono osannate ovunque e a lei viene riservato un momento importante della storia dell’arte.

Oggi, fortunatamente le cose sono cambiate e l’arte ha finalmente anche le donne come protagoniste. Già dall’inizio del Novecento le donne hanno potuto mostrare il loro talento e nel corso del secolo scorso sono stati tanti i nomi che oggi, in un modo o nell’altro, abbiamo sentito nominare: Frida Kahlo, Vanessa Beecroft, Gina Pane e molte altre.

Nella letteratura le cose hanno avuto la stessa evoluzione con la distinzione che, in passato, sono tante le grandi scrittrici che hanno scelto di pubblicare i loro capolavori sotto pseudonimo maschile.

Eh già, un uomo vende più di una donna. Quindi che fare? semplice: scrivere sotto mentite spoglie. Possiamo citare George Eliot, il cui vero nome era Mary Anne Evans. La scelta derivava da un mondo maschile e, in generale, pieno di pregiudizi nei confronti delle donne. Tutto ciò che una “donna faceva al di fuori delle mura domestiche, non aveva un grande valore.

Per molte, dunque, usare uno pseudonimo maschile restò l’unica scelta. Ancora più scioccante è pensare che le sorelle Bronte, le autrici di capolavori come Jane Eyre e Cime tempestose, abbiano dovuto iniziare usando nomi maschili per ricevere degli apprezzamenti da parte del pubblico. Se pensiamo che vissero nell’età vittoriana, non dovrebbe stupirci molto la cosa.

Di esempi se ne possono fare tanti come quello dell’autrice di Frankestein, Mary Shelley che dovette usare il cognome del marito per essere presa in considerazione dato che Percy Shelley era uno stimato poeta. Sembra quindi comprensibile come il poter fare cultura e vivere di essa per le donne, oggi, sia un grandioso traguardo visti i precedenti.

Se pensiamo invece a romanzi letterari, in Piccole Donne di Louise May Alcott, la protagonista Jo fa fatica a trovare editori disposti a pubblicare le sue storie, fino a che davanti a una storia magnifica, l’opinione pubblica le riconosce il suo talento.

Oggi, nonostante alcune situazioni su cui bisogna continuare a lottare, la parità di genere ha fatto passi da gigante e oggi, molte figure femminili della cultura ma anche della scienza come il premio Nobel Marie Curie, hanno avuto un pieno riconoscimento.

La bellezza è nell’imperfezione

Tra le caratteristiche evidenti che “costruiscono” la nostra bellezza ci sono anche il modo di porsi, di muoversi e di vestirsi. Diverse celebrità che sono apparse con qualche chilo in piò lontano dai riflettori lo hanno confermato.

Selena Gomez è stata oggetto di critiche da parte dei suoi fan a causa della trasformazione fisica dovuta a problemi di salute e successivamente di depressione come lei stessa ha dichiarato.

Selena Gomez

Cantante attrice e imprenditrice ha dimostrato che lo stile non è una questione di taglia. Ospite al Festival del Cinema di Cannes per presentare il film “Emilia Perez” ha indossato un vestito Yves Saint Laurent bianco e nero con le spalle scoperte impreziosito da un collier in diamanti . L’abito ha messo in risalto le forme inserendola tra i look più glamour a Cannes.

Si è fatta notare anche mentre faceva shopping in un completo bianco lavorato a maglia con gonna a pieghe di Self Portrait sfatando un altro mito. I dettami della moda, quindi, non devono essere seguiti alla lettera, ma interpretati su cosa è giusto indossare per ognuno di noi.

Se ci sentiamo a nostro agio nel look che indossiamo significa che è quello giusto per noi. Lo stile non è una questione di altezza, peso, conformazione corporea. I nostri look rivelano il nostro stato d’animo. L’abito rimane un mezzo di comunicazione non verbale.

Iris Apfel icona della moda scomparsa recentemente diceva: “Dovete imparare a vestirvi seguendo chi siete, non i trend. Dovete guardarvi allo specchio e vedere voi stessi, non qualcun altro” (Icona per caso. Riflessioni di una star della terza età di Iris Apfel, 2019).

Ciò che ci fa sentire bene è l’abito giusto perchè è come una seconda pelle che indossiamo con estrema naturalezza. Ma soprattutto dobbiamo prendere tutto con leggerezza senza dare peso al giudizio degli altri perchè le persone che ci conoscono veramente apprezzano la nostra bellezza attraverso la sensibilità, lo stile e l’amore.

I social e le pubblicità mediatiche mostrano talvolta immagini distorte della bellezza. Le stesse persone viste dal vivo capita che ci deludano perché non corrispondono all’immagine a cui siamo abituati.

In questo periodo sono numerose le pubblicità inerenti la prova costume in cui vediamo solo corpi perfetti senza un filo di cellulite. Ma non è così. La cellulite è una caratteristica ormonale che si combatte attraverso trattamenti specifici e può essere coperta con escamotage come fondotinta appositi che rendono le gambe più omogenee e colorate.

Ci sono anche diversi tutorial di make-up artist che insegnano a sottolineare i punti di forza del nostro viso. L’importante è essere in forma prendendoci cura del nostro corpo e di noi stesse perchè la salute rimane il bene primario. Come è stato detto “Forse sono le nostre imperfezioni che ci rendono così perfetti l’uno per l’altro” (Emma di Douglas McGrath, 1996).

 

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